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Noi crediamo in Dio Padre..........
![]() Ogni volta che inizio questa preghiera
ho la sensazione di entrare in una immensa basilica a tre navate, eguali
per importanza e spazialità. Questa immensità però
anziché darmi sgomento e farmi perdere nella mia piccolezza, mi
mette al contrario a mio agio e mi dà un senso di respiro profondo
con il quale entro subito in sintonia. Ed è come se ci fossi sempre
stato in questo grande tempio, ma non ho mai osservato a fondo tutti i
particolari e le bellezze che vi sono racchiusi.
Resto sempre stupito dalla grande abside, dedicata a Maria, e dal piccolo battistero, così riservato e nascosto nella penombra, ma pur così importante per la funzione che riveste e compie.
Sulla scorta delle parole del salmista vi
invito quindi ad entrare con me in questa basilica per ammirarne insieme
la struttura, la bellezza e la profondità spirituale che racchiude
al suo interno.
<<Noi
crediamo in Dio Padre
e Lo ringraziamo per la vocazione che ci diede>> E’ la navata centrale, pervasa dalla presenza creatrice del Padre. All’attestazione di fede, <<Noi crediamo>>, fa seguito un ringraziamento doveroso e, direi soprattutto, amorevole per il dono della vocazione. Ma quale vocazione? Prima di tutto la vocazione alla vita. Noi non ringraziamo mai abbastanza Dio Padre per averci chiamati all’esistenza: non eravamo che nulla, un non-ente e di colpo, per la Sua potenza creatrice, siamo stati voluti proprio noi, ciascuno di noi con le proprie caratteristiche e queste forme, e questi pensieri e tutto questo nostro essere. Scrive il Papa nel suo <<Varcare la soglia della speranza>>: <<Per chi accoglie la Rivelazione, e in particolare il Vangelo, deve essere chiaro che è meglio esistere che non esistere>>. (pag.22 – Ed Mondatori – II Ed. 1994). Di fronte a questo dono stupendo non pochi sono purtroppo gli uomini che non l’hanno saputo comprendere. Scriveva Rimbaud che <<la vita è la farsa dove tutti abbiamo una parte>> (Una stagione all’inferno). Leopardi pessimisticamente esclamava: <<Dentro covile o cuna, è funesto a chi nasce il dì natale>>. E in un altro canto aggiungeva: <<Non ha la vita un frutto, inutile miseria>>. Il grande Shakespeare mette in bocca a Macbeth questa terribili parole: <<La vita non è che un’ombra in cammino; un povero attore che s’agita e si pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non sa più nulla. E’ un racconto narrato da un idiota pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato>>. (Macbeth, Atto V, scena V). Quanto diverse, quanto più consolanti le espressioni che Dio ispira nel suo Libro! <<Tu
sei mio figlio, io oggi ti ho generato!>> (Sal.
2,7).
Abbiamo un Dio per padre, altro che essere
“un’ombra”; altro che essere “un racconto narrato
da un idiota”. La nostra origine si radica in Dio perché
da Lui trae l’inizio e in Lui continua il permanere dell’essere.
Egli ci chiama per nome fin dal seno materno, come scrive Isaia: <<Jahwe dal seno materno mi ha chiamato, fin dalle viscere di mia madre si è ricordato del mio nome>>. (Is. 49, 1). Altro che “farsa in cui tutti abbiamo una parte”. Ognuno di noi ha un compito specifico da realizzare: <<Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli>>. (Mt. 5, 48). Altro che “inutile miseria!”. Ma Dio dopo averci creato non ci ha abbandonati a noi stessi. Egli ci segue continuamente:
E’ un Dio Provvidenza. E’
un Dio che si cura di ognuno di noi come se fossimo “la sua unica
preoccupazione”. Anche solo per questo l’uomo dovrebbe buttarsi
in ginocchio e ringraziare per questa esistenza.
A questa prima vocazione segue la seconda: la chiamata ad essere cristiani, seguaci di Cristo, imitatori del <<Figlio suo prediletto>> (Mt. £,17). Ed anche di questa grande chiamata come potremo sdebitarci con Dio? Nella sua provvidenzialità ci ha voluti in un paese cattolico, cristiano e dentro una famiglia, per tradizione e convinzione, cristiana. Potevamo nascere buddisti o musulmani, ci siamo invece ritrovati nell’alveo cristiano per questo secondo meraviglioso e gratuito dono. In che modo potremo ringraziare? Non sciupando questo dono con la nostra indifferenza e pigrizia rimandando a vivere da cristiani coerenti e coscienti a quando saremo vecchi e decrepiti. Dobbiamo essere orgogliosi di essere cristiani, seguaci di Cristo, Figlio unigenito e prediletto dal Padre. E’ una grande grazia, ma è anche una grande responsabilità di cui renderemo strettissimo conto. Infine c’è una terza chiamata. Ma a questa abbiamo dovuto rispondere e cercarla personalmente: la vocazione alla Società Operaia. Questo è un dono particolare che indica predilezione, ma anche maturità e responsabilità. Quest’ultima vocazione ha per compito specifico la realizzazione e la conformazione all’immagine del Primogenito, Cristo Gesù. Ed è quindi una logica conseguenza passare alla navata laterale di destra dove ci accoglie il Figlio con le sue opere. |
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