Società Operaia
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Quattro testimonianze -----------------------------1

Arnaldo Armani

Prima di concludere questo rapido excursus sul Simbolo, vorrei accennare a quattro testimonianze significative.

La prima la traggo da una pagina di diario scritta da un operaio della prima ora; un cristiano coraggioso che firmò con altri undici la nascita della Società Operaia, l'atto di nascita di questa preghiera che da quel giorno centinaia di fedeli, amici, simpatizzanti rivolgono a Dio quotidianamente perché si compia la Sua Volontà in tutto l'universo. Ecco le sue parole.

<<Sono dieci anni che nel mio portafogli, custodito da una bustina di cellofan, v'è una piccola, modesta immagine raffigurante il "Bonus Pastor", riproduzione di un disegno delle Catacombe di San Callisto, del III secolo.
Niente di speciale in sé, povera cosa vista con occhio profano. Ma essa assume un valore simbolico altissimo, caro al mio cuore ed al cuore di tanti fratelli che hanno avuto dal Divino Operaio una particolare vocazione: quella di consacrarsi a Lui, nel mondo, secondo gli insegnamenti del Suo soffrire ed amare Getsemanico.
Leggo nel retro dell'immagine una data: 3 settembre 1942, ore 17: una data che non esito a definire storica.
Poi, più sotto, undici firme, incerte che lasciano intravedere l'emozione del momento. Eccole: Luigi, Carlo, Bertinotti (il povero Beppe morto pochi mesi orsono), Sabatini, Saletti, Mario (Visentini), Ferroglio, Testa, Rigoletto (Pugi), Cossetti (che in seguito intraprese altra strada), e la mia. Mancava materialmente quella di Agostino, presente in ispirito, in quanto richiamato alle armi.
Era la data di nascita della nostra cara e provvidenziale Società Operaia!
Era la data di nascita del Simbolo Operaio!
Ed infatti quel Simbolo che il cuore di Luigi, più che la bocca, ci dettò con visibile commozione, noi scrivemmo nel retro dell'immagine del Buon Pastore.
Erano state giornate di trepidazione, quelle, di attesa, dense di speranze. Giornate di preghiera intensa, di decisioni che avrebbero dovuto impegnare la vita stessa di infinite anime!
Quanto ci sentiamo indegni di tanta responsabilità! Solo ci sosteneva, nel Santo ardire, il pensiero che il Signore spesso si serve anche di strumenti poveri ed incapaci, per realizzare la Sua Volontà e le Sue Opere.
Dieci anni! Sono passati dieci anni! Il primo esiguo numero di anime si è moltiplicato: ed ora in quasi tutte le Diocesi d'Italia un Reparto di operai prega, lavora, si ispira ai troppo dimenticati insegnamenti dell'Orante Getsemanico.
Come è stato buono Gesù con noi! Avevamo fin da quel lontano 1942 ricominciato a ripetere: "Mitte operarios in messem tuam". Ed alla lavorazione di quei pochi, tosto si unirono altri, ed altri ancora...
Aveva ragione Luigi di affermare fin da allora che l'idea operaia non era sua, non voleva fosse attribuita a lui, ma a Gesù, da Lui stesso ispirata e voluta con segni così evidenti di compiacenza e di benedizioni. Il cammino che si presentava irto di difficoltà, ci fu pian piano spianato e la Sua Volontà appariva sempre più chiara e precisa.
Proprio così, perché era la Sua volontà che ricercavamo "Non mea voluntas"
Sta qui, tutto qui, il segreto della bontà dell'idea operaia: realizzare la volontà di Dio in noi e fuori di noi.
Ecco il segreto per tendere alla santificazione: essere docili alla Sua parola, umili strumenti di grazia!
Dieci anni, Gesù! Dieci anni durante i quali avrei dovuto ascendere il monte di Dio attraverso la preghiera, la vita di pietà, l'esempio, per essere pronto a ridiscendere l'altro versante e portare agli uomini la pienezza di un cuore reso ardente dalla vicinanza con Dio...
Ed invece? Sono rimasto alle prime rampe a guardare gli altri salire, salire, salire...
3 settembre 1942 - 3 settembre 1952!
Raccogliamoci in preghiera, fratelli, e ringraziamo insieme il Divino Operaio. Sostiamo per pochi minuti dall'assillo quotidiano del nostro lavoro e, alle ore 17 di mercoledì 3 settembre, recitiamo tutto il nostro Simbolo Operaio!
Noi crediamo in Dio Padre, in Dio Figlio, in Dio Spirito Santo....in Maria....E crediamo, lavoriamo, amiamo col cuore ardente dei primi cristiani, secondo il bisogno dell'ora che volge.... Signore: ti ringraziamo per la vocazione che ci hai dato!>>
(A. Armani) (citato in DIARIO - pro manuscripto - n. 3/4 marzo-aprile 1952)

Quanta commozione e quanta umiltà in queste semplici parole! Ma anche quanto coraggio e quanta gratitudine a Dio per aver suscitato questo piccolo seme che deve dare i suoi frutti nella Chiesa.

E' straordinaria questa coscienza che i primi operai hanno di aver dato inizio ad un'opera provvidenziale, non voluta quindi da volontà umana, ma suscitata da Dio stesso. Ed è chiara anche la coscienza di essere solo strumenti della Grazia di Dio. Questo primo Operaio è cosciente di dover trasmettere a quelli che lo seguiranno un'eredità di preghiera, di lavoro e di amore.

E' la coscienza che qualche cosa di veramente importante è entrato a far parte della Storia, di quella che i potenti non considerano, ma che è capace di cambiare gli avvenimenti umani perché fa parte di quella storia che Dio stesso scrive nel silenzio e nel nascondimento, senza scalpore e squilli di trombe.

E' la coscienza di chi sa che un altro seme di vita è stato gettato in terra e morendo produrrà nuovi frutti di santità per il Regno dei Cieli.

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La parola di Dio non è incatenata
(2 Tim.2,9)

Commento al Simbolo

M.Mannella-Aprile1996


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