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Quattro testimonianze ------------------------------2

Mons. Adolfo Barberis

Una testimonianza insolita quella di Mons. Adolfo Barberis (1884-1967), fondatore di una congregazione religiosa dedita al servizio dei poveri, del quale di recente è stata avviata la causa di beatificazione, testimonianza dicevamo insolita, ma non priva di valore.
Anch'egli tra i primi sacerdoti ad abbracciare l'iniziativa di questo movimento laicale ancora sconosciuto nella Chiesa, avendone intuito la ricchezza e la profondità di una spiritualità che mira ad avvicinare di più le anime a Gesù sofferente per alleviarne i dolori e le amarezze.

Stralcio dal suo testamento spirituale:

<<A tutte le persone, Congregazioni, Opere alle quali ho prestato il Ministero della mia parola - segnatamente ai Padri Sacramentini, al Clero di molte Diocesi, agli Operai del Getsemani - offro il frutto della accettazione del lungo silenzio della Tomba>>.

E' solo la fede che può far accettare la morte e <<il lungo silenzio della Tomba>> che ne segue prima della <<risurrezione della carne>>.
Ma che frutti può dare l'accettazione di un silenzio sepolcrale?

<<A egregie cose il forte animo accendono
l'urne d' forti>> scriveva il Foscolo.
E ben si adatta questo sentimento di esortazione che i morti danno ai vivi per incitarli a compiere azioni degne di lode e pregne di eroismo. L'accettazione attiva e non passiva di una condizione umana ineluttabile per le leggi a cui soggiace, arricchisce di un vlore trascendente la sconfitta apparente che la morte infligge all'uomo e richiama alla mente la tomba vuota del Risorto che stimola tutti, credenti e non credenti, a non arrendersi allo scacco della finitezza.
Occorre guardare oltre la morte, oltre il silenzio sepolcrale, oltre la corruzione della carne: <<Si semina un corpo corruttibile e risorge incorrutibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale>>. (1 Cor. 15, 42-44).

Questa visione dell'aldilà fa crescere a dismisura il germe dell'immortalità e dà la giusta dimensione di quale sia la vera realtà a cui l'uomo è chiamato. Ed è proprio in questa dimensione che ci proiettano le ultime due testimonianze e ci stimolano a non fermare i nostri passi alla realtà effimera che ogni giorno ci avvolge di affanni e abbattimenti, euforie e illusioni. Alberto Marvelli e Mary Gedda ci indicano e ci dimostrano con la loro vita che la santità è accessibile a tutti coloro che sanno scoprire, vivere e accettare la volontà di Dio, così come si è sforzato di accettarla, anche dopo la morte, Mons. Barberis.

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La parola di Dio non è incatenata
(2 Tim.2,9)

Commento al Simbolo

M.Mannella-Aprile1996


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