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Leggendo
il Diario di Alberto Marvelli ho trovato una
pagina che mi sembra quanto mai significativa come testimonianza
nei riguardi del Prof. Luigi Gedda. Accanto farò seguire
un’altra testimonianza più lunga e più corposa,
di un altro raro personaggio che ha condiviso un non breve tratto
della sua vita col Prof. Luigi Gedda: Carlo Carretto.
Le riporto così come le ho trovate, corredandole di un
piccolo commento che la lettura mi ha suggerito.
Ore di gioia purissima trascorse in compagnia
del presidente centrale prof. Gedda.
Signore, benedicilo. La sua ardente parola, la sua paterna bontà
rivelano la sua anima intimamente unita al Cristo.
Avvince e convince appunto, perché in lui si sente e si vede il
Cristo, re d’Amore e di carità. La sua parola ed affabilità
convertono, perché partono dal cuore ed arrivano al cuore.
E’ un vero trasfondere il possesso personale del Cristo alle anime
che lo circondano. Che il ricordo di quanto mi ha detto rimanga sempre
fisso in me, sempre vivo e apportatore di volontà al bene, al sacrificio,
alla preghiera, all’azione. Le sue virtù saranno mia guida.
(Dal Diario e lettere di A. Marvelli ,
a cura di Fausto Lanfranchi, Ed. San Paolo s.r.l., 1998 – pg.57).
“…E mi capitò una grande avventura, la più
grande della mia vita. Conobbi un medico di 28 anni: forte, bello, leale,
dominatore. Stare con lui era per me un paradiso. Quando guardava i
miei occhi sentivo il bisogno di essere buono.
Un giorno m’invitò in clinica dove era assistente. Lo trovai
in un reparto.
Mi fece indossare un camice bianco come se fossi anch’io un medico
e capii che faceva così per essere più tranquillo a parlarmi
lungo le corsie senza turbare i malati e le suore.
Mi condusse nella chiesetta dell’ospedale e la nostra intimità
incominciò facendo assieme la Via Crucis. Poi mi parlò
della Gioventù di Azione Cattolica lungo i letti degli ammalati.
Io bevevo le sue parole come il morente aspira l’ossigeno.
Diventati amici, m’invitò a colloquio a sera quando usciva
dall’ospedale. Andavo a lui col cuore che mi batteva come un innamorato.
Difatti s’accendeva in me un grande amore.
Il giovane medico mi parlava di Dio come nessuno mi aveva mai parlato,
mi parlva di Gesù come del suo primo amico al quale mi avrebbe
presentato. Ricordo tutte le parole che mi disse in quell’inverno
lungo la spalletta del Po in quei colloqui.
Con lui il soprannaturale prendeva consistenza nel mio animo. Dio mi
pareva di toccarlo; soprattutto Gesù diventava reale; a tratti
mi sembrava di vederlo passeggiare con noi.
- Hai mai pensato – mi diceva - che noi professionisti, medici,
ingegneri, avvocati
possiamo desiderare la santità? Hai mai pensato che anche noi
laici dobbiamo essere assetati di anime e buttarci all’apostolato
con l’ardore dei primi cristiani? Trasformare la nostra casa in
cella dove dobbiamo santificarci e le vie della nostra città
in corridoi del nostro convento?
Che colpi mi dava al cuore all’aprirsi di sì vasti orizzonti!
Così mi parlava e io m’innamorai dell’apostolato.
Avrei voluto balzare su un tavolo in mezzo alla piazza e parlare ai
miei fratelli di Dio.
Per anni conobbi la gioia della propaganda giovanile di Azione Cattolica.
Dopo il lavoro, in bicicletta, in treno, in calesse, in auto andai a
cercare giovani. Non passai più un sol giorno festivo a casa:
bisognava andare andare andare.
Conobbi migliaia e migliaia di giovani, contadini, operai, studenti,
professionisti: il nostro ideale era di far cristiano il mondo.
Oh incantevoli ritorni dei raduni lontani cogli occhi che si chiudevano
per la stanchezza mentre si recitava il rosario sull’auto federale
coi fratelli di fede!
Oh notti di passione trascorse ad organizzare, a scrivere, a discutere!
Oh incontri con anime assetate di azione! Come m’avevate fatto
dimenticare i giochi, la musica, la pittura, la donna!
Il giovane medico che vegliava su me come un forte fratello, una sera
tornò a invitarmi lungo la spalletta del Po. Andai.
Avevo anch’io ora qualcosa da dire, da raccontare. Parlavo di
apostolato come di una cosa oramai fatta mia, come di una cosa che mi
avrebbe riempito idealmente la vita.
Il giovane medico teneva sulla mia spalla la sua buona mano e quel contatto
mi elettrizzava, sarei andato in capo al mondo con lui.
Sotto, l’acqua correva cheta cheta.
- Carlo, - mi disse – solo Dio riempie totalmente la vita. Solo
Lui ci basta. Neanche del bene dobbiamo innamorarci, ma solo di Dio.
-
Innamorarci solo di Dio! Questa frase detta laggiù lungo il viale
del Po, sotto i fanali che di notte conoscevano solo le coppie degli
innamorati, mi si piantò in testa e non volle più uscirne.
Innamorarmi di Dio? Quale avventura prodigiosa per un povero cuore di
uomo!
Cercai il volto di Dio servendomi di due lampade che m’aveva indicato
l’amico: la comunione quotidiana e la meditazione.
Mangiare Dio e pensare a Dio…”
(Riportato dall’Osservatore Romano del 28/9/2000)
Quando
i santi si incontrano si riconoscono subito e si capiscono al volo.
Ciò che li accomuna è il Cristo, è l’Eucaristia,
e la sensazione prima è una sensazione di purezza anche nei
sentimenti che si provano emotivamente. Dopo l’incontro con
il “presidente centrale”, Alberto sente il bisogno di
confidare al suo Diario la sensazione di “gioia purissima”
che ha provato in quelle poche ore. E questa gioia intuisce che proviene
solo dalla comunicazione del Cristo, dalla intimità che ognuno
ha con Gesù. Ecco perché i due si capiscono subito e
non si perdono più di vista. Ecco perché gli ultimi
tre anni di vita di Alberto si svolgono nella dimensione del Getsemani,
della spiritualità getsemanica scoperta e divulgata dal Prof.
Gedda fondando la Società Operaia. Ma la pagina di diario di
Alberto è una rara testimonianza precoce di un’altra
santità che si svilupperà e maturerà nell’arco
di 98 anni di vita. Quando Alberto scrive ha vent’anni e il
Prof. Gedda ne ha 36, ma, pur essendo diversa la durata della vita,
per entrambi l’obiettivo finale è Dio e la Sua gloria.
Parallela e più entusiasmante è la testimonianza di
Carlo Carretto. Il giudizio è più lucido, più
esplicito e più intenso. Evidentemente la comunanza di vita
e la scoperta di quei due pilastri fondamentali per la vita di ogni
uomo, hanno galvanizzato e polarizzato tutte le energie giovanili
di Carretto. L’amico gli ha rivelato il segreto della vita dell’uomo
e quel segreto gli si imprime nella mente e non ne uscirà mai
più: bisogna innamorarsi di Dio e di nient’altro.
Questo ci dà un po’ la misura di come vivesse la sua
vita interiore il Prof. Gedda.
Siamo solo all’inizio della scoperta di questa grande figura
che ha percorso l’intero secolo XX lottando per i diritti di
Dio e far capire qual è la giusta collocazione dell’uomo
nell’universo.
La Storia sta per segnare tra le sue date quella della beatificazione
di Alberto Marvelli, ma non tarderà a dover scrivere, senza
con questo voler anticipare alcun giudizio della Chiesa, ma sempre
nel rispetto di quanto emergerà nel tempo, anche quella di
questa poliedrica figura di cui andiamo raccogliendo di giorno in
giorno i frammenti di educazione e di santità che emergono
dalle varie testimonianze.
M.M.
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Quando i santi si incontrano...
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